FAQ

Abbiamo raccolto le principali domande che quotidianamente ci vengono fatte riguardo ainostri sistemi, al nostro lavoro ed alla nostra professionalità.

Per semplicità le abbiamo raccolte per le due categorie più frequenti che sonoantintrusione e videosorveglianza; entrambe poi le abbiamo suddivise, seppur questasuddivisione non sia così categorica, in due sezioni: le domande che sono più prettamentesottoposte da parte degli utenti privati e da parte di chi si occupa e preoccupa di aziende.

Dateci un feedback sulla qualità delle nostre risposte e sottoponeteci domande ulteriori eanche sugli altri impianti che realizziamo, saremo felici di raccoglierlee di darvi rispostecompetenti ed adeguate.

Cosa significa "controllo antimanomissione"?

Le centrali di allarme, i rivelatori, i segnalatori e i componenti accessori sono dotati di sistemi antimanomissione. Un’eventuale manipolazione del sistema viene pertanto subito rilevata e la centrale di allarme indica un’anomalia o attiva un allarme (stato “armato”).

Come funziona un impianto di allarme?

Quando si verifica un evento (effrazione, incendio, danni tecnici, etc.)questo viene riconosciuto (rilevato) da un rivelatore (rivelatore di apertura, di movimento, di fumo, ecc.).

Il rivelatore trasmette l’evento alla centrale via cavo o via radio (wireless).La centrale è l’organo di governo dell’impianto di allarme. Analizza i segnali e decide come intervenire.

A seconda della modalità di programmazione della centrale, alla fine della sequenza di eventi avviene una reazione: la sirena emette un allarme acustico, una o più luci luce si accendono, si attiva un sistema nebbiogeno, parte una chiamata tramite un combinatore telefonico,viene contattata una centrale di emergenza oppure si verificano più azioni contemporaneamente.

Un impianto antintrusione può sostituire una porta blindata, una finestra in ferro, un muro, una cassaforte? E le protezioni fisiche come finestre, porte blindate, grate in ferro, inferriate, possono sostituire un sistema antintrusione?

Un impianto antintrusione non impedisce al ladro di penetrare all’interno dei locali protetti, ma assolve il compito di rilevare ogni tentativo di intrusione  e di comunicarlo agli organi predisposti. Così come le protezioni fisiche non sono sufficienti, perché superarle è solo una questione di tempo.

E’ necessario quindi strutturare un corretto e armonizzato PROGETTO SICUREZZA, a partire dalla  prima difesa di ogni struttura, che è quella fisica, rappresentata da serramenti in grado di impedire un rapido accesso alla proprietà. Porte, finestre, serrande, grate, se progettate, realizzate ed installate da personale specializzato rallentano l’attacco dei malintenzionati. Sarà quindi necessario affiancare alla ”meccanica”, un efficace sistema di rilevamento elettronico, che segnali in maniera appropriata il tentativo di intrusione o l’avvenuta intrusione. Violare un serramento o una protezione meccanica è una questione di tempo. Una rilevazione elettronica efficace e preventiva, deve far si che intervengano le segnalazioni di allarme prima che il malintenzionato riesca a raggiungere il varco, molto prima di tentare di violarlo. Dovremo infine contenere al minimo i tempi di intervento, a seguito della avvenuta violazione o tentativo di violazione del varco, a seguito della segnalazione di allarme, attraverso l’impiego di personale privato e/o appartenete alle Forze di Polizia, al fine di concedere il minor tempo possibile al malvivente per compiere il furto. Un efficace sistema antifurto, che possa cioè evitare la sottrazione o furto di beni, è costituito dai dispositivi NEBBIOGENI, che controllati dalla centrale antintrusione, generano in ambiente una fitta nebbia in un intervallo di tempo brevissimo, che impedisce di fatto la visibilità e scoraggia l’intruso nel perseguire il suo scopo doloso.

Come si distingue un installatore comune da una azienda installatrice specializzata in sicurezza ?

Le ditte installatrici specializzate hanno personale qualificato e formato nel settore attraverso corsi di formazione e d aggiornamento;Le azienda specializzate  sono in grado di offrire servizi complementari quali la Progettazione, Servizi di teleassistenza e ricezione allarmi, Servizio di reperibilità tecnica per 365 giorni all’anno 24 ore su 24, certificazione della serietà del proprio personale.

Un’azienda specializzata vi mostrerà sempre le proprie referenze.
In questo modo potete comprendere se vi trovate di fronte un installatore generalista o uno specializzato nel settore.

Se mi capita qualche problema di notte, la domenica o in un giorno festivo come lo risolvo?

I nostri impianti sono tutti a norma di legge e dopo 8 minuti di suono consecutivo della sirena, in caso di guasto, si bloccano. Inoltre, per coloro che attivano uno dei nostri contratti di assistenza, interviene l’assistenza tecnica, se necessario, anche con l’intervento di un tecnico 24 ore su 24 per 365 giorni l’anno.

Vorrei installare un dispositivo “Nebbiogeno” in negozio. Come scegliere il tipo di modello da istallare?

La scelta di installare un dispositivo Nebbiogeno è sicuramente da approvare, se inserito in un sistema di rilevazione correttamente progettato da specialisti del settore.

L’Istallatore specializzato calcola le dimensioni del locale da proteggere, considerando anche le sue particolarità, in modo da predisporre una soluzione dedicata ad ogni esigenza. Il dispositivo, a seguito della segnalazione di allarme e secondo quanto programmato, genera in un breve intervallo di tempo ( secondi ) la saturazione mediante una nebbia dell’ambiente, impedendo di fatto la visibilità. La nebbia è un vapore secco prodotto da una miscela di acqua e glicole alimentare che viene iniettata attraverso un impianto riscaldante. Funziona seguendo lo stesso principio delle macchine nebbiogene utilizzate nei teatri e  nelle discoteche.

La nebbia è assolutamente innocua per tutti i tipi di materiali, incluso il cibo e, soprattutto, per le persone e gli animali. Anche se la Nebbia è così densa da non permettere la visuale, essa viene eliminata con circa 20 minuti di ventilazione dei locali. La visibilità è negata quindi per circa mezz’ora in un’area non ventilata, quindi è improbabile che il ladro si trattenga all’interno del locale fino all’arrivo delle forze dell’ordine.  L’impianto nebbiogeno è un completamento “attivo” dell’impianto d’allarme.

Infatti, a differenza del classico impianto d’allarme, che si limita ad avvisare del furto il proprietario e/o le forze dell’ordine permettendo nel frattempo ai ladri di agire indisturbati, il sistema nebbiogeno satura il locale di nebbia in pochi secondi, impedendo la vista e bloccando di fatto l’accesso all’interno del locale. Il consumo di energia elettrica è pari a quello di una lampadina ad incandescenza. Inoltre Le bombole di ricarica del nebbiogeno scelto da Ducale Sicurezza sono economiche. In caso di mancanza di alimentazione di rete, il funzionamento è comunque assicurato dalle batterie di backup all’interno dell’impianto. Pur essendo il sistema nebbiogeno un complemento “attivo” al sistema d’allarme tradizionale, è possibile l’autonoma istallazione.

Perché installare un sistema di protezione perimetrale esterno?

Un buon sistema di protezione perimetrale esterno, consente di proteggere l’ambiente, lasciando il cliente nella massima sicurezza e libertà di movimento all’interno della struttura. La protezione perimetrale è un prezioso valore per i siti industriali, commerciali e residenziali pubblici o privati. Il mercato della sicurezza oggigiorno offre una gamma completa di sistemi di protezione perimetrale intelligenti e  affidabili,  per soddisfare i bisogni di sicurezza sia in ambienti interni che all’esterno, sviluppando le migliori tecnologie tra Microonde, Infrarossi e sensori Doppler in modo da poter garantire la protezione totale dei siti sensibili. Grazie al livello di sensibilità raggiunto da questi sistemi, in sinergia con la più evoluta analisi intelligente del segnale di allarme di cui si avvalgono, i sistemi di protezione perimetrale assicurano una sicurezza totale per gli edifici in ogni tipo di sito, dalle aree di alta  sicurezza come quelle militari o gli  impianti nucleari, a quelli industriali, commerciali e residenziali.

Ingressi, facciate, finestre, porte d’accesso e balconi possono essere protetti con sensori ricetrasmittenti per la protezione perimetrale da interni,  rilevando intrusioni nel perimetro attraverso l’uso delle microonde in piccole applicazioni; così come con sensori a tecnologia doppler che creano configurazioni a tenda focalizzate su un’area ristretta.

I sistemi di protezione perimetrale da esterno possono essere installati su strutture pre-esistenti, come recinzioni e muri perimetrali, oppure la sicurezza in esterno può essere ottenuta creando aree aperte e non visibili con barriere a microonda, capaci di generare campi elettromagnetici, oppure con barriere a raggi infrarossi che rilevano ogni genere di evento disturbante innescando il segnale di allarme se attraversati.

Un impianto di allarme senza fili è sicuro?

I moderni impianti di allarme senza fili funzionano con diversi metodi, che rendono praticamente impossibile un’eventuale manomissione. La trasmissione avviene a una frequenza riservata per gli impianti di sicurezza e il segnale è cifrato più volte. Il monitoraggio della sovrapposizione e la supervisione automatica (il trasmettitore invia a intervalli regolari un segnale al ricevitore) garantiscono ulteriormente una trasmissione wireless sicura.

I dispositivi installati possono essere fondamentalmente divisi in due macro categorie: monodirezionali e bidirezionale. Un dispositivo monodirezionale può semplicemente inviare informazioni alla centrale d’allarme, mentre il bidirezionale oltre a inviare informazioni, può essere a sua volta ricevere informazioni dalla centrale, quale feedback della segnalazione inviata, test di corretto funzionamento ecc ecc. Il bidirezionale può anche essere interrogato manualmente o automaticamente a intervalli di tempo prestabiliti dal centro di ricezione, in modo tale da verificarne lo stato.

La nostra azienda, per garantire un alto livello di sicurezza, realizza impianti “misti” installando solo dispositivi wireless di tipo bidirezionale ed utilizzando apparati cablati per tutti gli organi quali sirene e tastiere.

Devo necessariamente far eseguire opere murarie per installare un impianto di sicurezza?

No. Le soluzione via radio permette la realizzazione di un impianto completo anche senza avere già una predisposizione e senza operare, rotture o tracce nei muri. La competenza e l’alta manualità, che nasce da decenni di esperienza, dei ns. tecnici permette poi di cablare gli apparati quali tastiere e sirene anche in assenza di predisposizioni.

E’ possibile comandare il sistema antifurto quando si è fuori casa?

Certamente, le operazioni da remoto sono attuabili tramite una semplice telefonata, sms o utilizzando una App (per IOS e Android);  è possibile gestire in piena sicurezza tutti i programmi di inserimento, leggere tutti gli eventi memorizzati della centrale e comandare inserimenti a distanza.

Se va via la corrente l’impianto si spegne?

Se va via la corrente ci sono un sistema di batterie tampone che mantiene operativo l’impianto secondo quanto stabilito dalla normativa tecnica di riferimento. Inoltre, se attraverso i moduli di comunicazione PSTN-GSM e TCP/IP, sarete avvertiti della mancanza di corrente e successivamente della batteria scarica tramite sms ed e-mail.

Posso inizialmente far realizzare un impianto “base” e poi ampliarlo successivamente?

Certamente. I nostri impianti sono progettati in maniera modulare e scalabile, affinchè si possa in qualsiasi momento ampliare ed upgradare il suo sistema.

Stiamo ristrutturando casa: siamo indecisi se realizzare l’impianto di allarme… è costosa la predisposizione?

In fase di ristrutturazione è molto utile almeno predisporre l’impianto di allarme. Si potrà progettare in modo ottimale un impianto filare con percorsi dedicati e separati dagli altri impianti domestici (luce, antenna, telefono)  raggiungendo tutte le posizioni desiderate senza installazione visibile.  Il costo della predisposizione è marginale e comunque più che ripagato quando si passa all’installazione delle apparecchiature. Anche per la predisposizione è fondamentale la buona progettazione del sistema in base alle necessità specifiche del cliente.

Quanto costa un impianto per il mio appartamento?

Il costo di un impianto può variare, esso è scaturito da un attenta valutazione da parte dell’installatore professionista, il quale dopo aver esaminato la struttura e dopo aver valutato insieme al cliente il livello di sicurezza da raggiungere, propone delle soluzioni tecniche specifiche per le esigenze del cliente.

La sirena scoraggia i ladri?

E’ un buon deterrente ma non basta: per sfruttare al meglio il sistema d’allarme vivamente consigliato integrare gli impianti con sistemi di comunicazione allarme tipo PSTN/GSM/UMTS/TCP-IP.
Questo permette di avvisare in tempo reale di ogni evento generato sul tuo impianto, attraverso le diverse modalità e tecnologie di invio. Possono essere allertati attraverso tecnologie diverse un numero significativo di contatti.

Ho un animale domestico in casa. Come faccio ad evitare che l’antifurto vada in allarme erroneamente? Esistono speciali sensori che permettano di lasciarlo libero per casa?

Grazie alla possibilità di attivare o disattivare, attraverso una attenta programmazione, parzialmente dei settori del sistema di allarme è possibile, ad esempio, escludere i sensori volumetrici ed attivare solo quelli perimetrali quando è presente l’animale mentre, quando la casa è completamente disabitata, attivare tutti i sensori.
Esistono in commercio i sensori con la funzione di PET IMMUNE.

Riescono a discriminare animali di piccola taglia dall’elemento umano. La cosa migliore è di limitare lo spazio all’animale e utilizzare tali sensori solo in quell’area.

E’ facile disabilitare o neutralizzare un antifurto senza fili?

Se l’impianto di allarme è stato progettato ed installato con competenza e utilizzando componenti di qualità non è facile neutralizzare un antifurto via radio. Gli attacchi possibili (anche se poco probabili ) sono sostanzialmente due e li dettagliamo di seguito.

a) Simulare le funzionalità del telecomando di sicurezza. Alcuni sistemi di allarme, non più in commercio e che raramente sono ancora installati e attivi, si basano su semplici segnali radio per inserire e disinserire gli impianti di antintrusione. Questi segnali sono segnali radio che possono essere “letti” o “ricevuti”da particolari dispositivi, registrati e re-inviati all’esterno, per esempio attivando e/o disabilitando l’allarme. I sistemi di allarme attualmente sul mercato fanno uso di tecniche di crittografia piuttosto sofisticate per proteggere le loro comunicazioni e quindi questa tecnica non è più utilizzabile.
b) Interferenza con i dispositivi di rivelazione ( contatti magnetici, volumetrici IR, volumetrici DT ecc ecc). Per le stesse motivazioni tecniche già esposte, è sostanzialmente impossibile interferire con i sensori radio. I sistemi di allarme installati dalle aziende specializzate, come la nostra, sono dotati di appositi sistemi anti-sabotaggio, affinchè se qualcosa/qualcuno interferisce con le comunicazioni tra la centralina ed i sensori viene generato un allarme.

I dispositivi via radio di un antifurto sono dannosi per la salute?

No, un impianto antintrusione con dispositivi wireless (anche se composto da numerosi componenti) non costituisce un rischio per la salute delle persone. In molti pensano che questi dispositivi irradiano onde radio in modo da trasformare le nostre abitazioni in forni a micro-onde, ma la realtà è del tutto diversa. Prima di tutto va detto che la normativa di legge impone che la potenza erogata dei dispositivi  non deve essere superiore ai 10 milliwatt, quindi per fare un esempio pratico di 200 volte inferiore alla potenza erogata da un telefono cellulare.

Ne consegue che la tossicità per le persone è nulla anche in considerazione del fatto che a differenza del cellulare questi dispositivi sono parecchio lontani dal nostro corpo.

Quanto durano le pile che alimentano i sensori senza fili? Come faccio a sapere quando devo cambiare la batteria di un sensore senza fili?

In un sistema antifurto wireless, la durata delle batterie dei sensori varia a seconda dell’uso e dal numero di volte che un sensore si attiva. Va precisato che in un sistema wireless, i sensori funzionano anche a impianto spento, per questo tendono a scaricarsi. A solo titolo di esempio, se i sensori sono installati in un’attività commerciale dove l’apertura del varco e la relativa segnalazione  è continua e costante, le batterie possono durare anche meno di un anno; invece la batteria di un sensore installato su una finestra di una abitazione che raramente viene aperta, la sua durata potrebbe arrivare anche a quattro anni.

Sono molteplici le ragioni che determinano oggigiorno la durata delle batterie, dal luogo di stoccaggio del rivenditore al consumo del sensore stesso ( in base a quanto descritto sopra ), ma una buona abitudine prevede la sostituzione delle batterie ogni 2 anni.

Un professionista installerà sempre un impianto che sia dotato di una tastiera di gestione, con display o tastiere touch , che attivano un vero e proprio “dialogo” con l’utente. In questo modo il sistema ci allerta con largo anticipo della necessità di sostituire la batteria del sensore.

Posso sorvegliare i locali della mia azienda?

Sapere sempre cosa succede nella vostra azienda è un vostro diritto. Dovete informare i vostri dipendenti dell’installazione della telecamera.

Nei negozi deve essere affisso un apposito avviso sulla porta d’ingresso. Determinati locali, come ad esempio le toilette, sono ovviamente escluse dalla sorveglianza per tutelare la privacy delle persone.

Posso installare all’interno della mia attività (bar, tabacchi, farmacia ecc.) un monitor rivolto verso l’utenza, come deterrente?

No, non è possibile, infatti rivolgendo il monitor verso l’utenza, si consente a chiunque di visualizzare le immagini acquisite tramite il sistema installato e ciò è in contrasto con l’obbligo per il titolare del trattamento.

Per quanto tempo si devono mantenere le immagini registrate?

Le immagini vanno conservate per un massimo di 24 ore ad eccezione di festività o chiusura di uffici o esercizi. Le immagini andranno cancellate automaticamente allo scadere del termine previsto.

Se si necessita di una conservazione dei dati più lunga sarà invece necessaria la verifica preliminare e un parere del Garante.

Se non ho dipendenti sono obbligato a presentare richiesta di autorizzazione per installare una videosorveglianza?

Non avendo dipendenti non si ricade negli obblighi dettati dalla legge 300/70 sui lavoratori, ma avendo comunque a che fare con un sistema di videosorveglianza che registra in modo continuativo delle immagini, deve comunque effettuare tutti gli adempimenti per ottenere autorizzazione.

La comunicazione al dipartimento provinciale del lavoro si verifica quando c’è almeno un lavoratore dipendente. In questo caso l’impianto di videosorveglianza non ricade nella fattispecie dettata dalla legge 300/70 bensì in quella relativa alla Privacy.

Posso installare una videosorveglianza che controlla il parcheggio della mia attività, dove i clienti lasciano il proprio mezzo in sosta?

La videosorveglianza dei parcheggi è possibile se l’area di competenza è definita come area di proprietà con accesso da parte del pubblico esterno.

Quindi c’è l’obbligo della cartellonistica prima del raggio d’azione delle telecamere con dimensione adeguata ad una corretta informativa. Rimane invariata l’obbligatorietà imposta per il trattamento dei dati (autocancellazione, nomina del trattamento dei dati di chi può accedere alle immagini, ecc).

Dove va posizionato il dispositivo che registra le immagini?

Il DVR o NVR va messo sottochiave, disposto esclusivamente in area riservata al rappresentate responsabile della visione delle immagini tramite password.

Quanti cartelli recanti l’informativa vanno istallati?

Il numero dei cartelli varia dal numero delle telecamere istallate e dalla vastità dell’area. I cartelli vanno collocati prima del raggio di azione della telecamera.

Come datore di lavoro, posso avvalermi di soggetti esterni per l’utilizzo degli impianti di videosorveglianza?

Si, il datore di lavoro può avvalersi di collaboratori esterni (istituti di Vigilanza), ma dovrà trattarsi di un numero delimitato di soggetti.

Inoltre, occorrerà individuare diversi livelli di accesso in corrispondenza delle specifiche mansioni attribuite ad ogni singolo operatore (es. registrare, copiare, cancellare, spostare l’angolo visuale, modificare lo zoom, ecc.).

E’ possibile installare le telecamere negli Ospedali o Case di Cura?

Le telecamere possono essere installate in caso di controllo di ambienti sanitari e il monitoraggio di pazienti ricoverati in particolari reparti o ambienti (rianimazione, reparti di isolamento).

Dovranno essere adottati tutti gli accorgimenti per salvaguardare la dignità delle persone malate. I monitor non possono essere collocati in locali liberamente accessibili al pubblico e le immagini possono essere accessibili solo al personale autorizzato.

Cosa prevede la normativa in caso di installazione di Telecamere nel Condominio?

Le telecamere di Videosorveglianza possono essere installate sulle parte comuni solo con un numero di voti che rappresenti la maggioranza degli intervenuti e almeno la metà del valore (i cosiddetti millesimi) dell’edificio. Le telecamere possono riprendere solo le aree comuni da controllare (accessi, garage ) evitando la ripresa di aree non rilevanti (strade, edifici, esercizi commerciali ecc.). Le zone videoriprese dovranno essere segnalate con appositi cartelli. I dati raccolti (riprese, immagini) devono essere protetti con idonee e preventive misure di sicurezza che ne consentano l’accesso alle sole persone autorizzate (titolare, responsabile o incaricato del trattamento). Le registrazioni possono essere conservate per un periodo limitato tendenzialmente non superiore alle 24-48 ore.

L’installazione di sistemi di videosorveglianza negli edifici condominiali, è regolata dal nuovo regolamento condominiale, la legge 220 del 2012. L’articolo 1122 ter si occupa proprio dell’argomento in questione e pone termine a diatribe e interpretazioni non sempre univoche sull’argomento. In primo luogo si distinguono due casi: l’istallazione effettuata da privati o dal condominio.

Nel caso in cui un singolo condomino decida di installare una telecamera ad uso personale, può farlo, a proprie spese. Se è un inquilino, nel caso in cui si trasferisca potrà ovviamente rimuovere l’impianto. Un condomino quindi può decidere di installare una videocamera per riprendere l’ingresso del proprio appartamento, o del proprio posto auto, ma l’angolo della ripresa dovrà essere limitato esclusivamente allo spazio privato, ad esempio dovrà inquadrare solo la porta d’ingresso e non il pianerottolo. In questo caso non si applicano le norme stabilite dal Garante della privacy per gli impianti di videosorveglianza. Non sarà necessario esporre un cartello per avvisare della presenza di telecamere, né nominare un incaricato per il trattamento dei dati.

Nel caso invece sia il condominio a proporre l’installazione di un impianto di videosorveglianza per controllare le aree comuni, è necessario conoscere bene le norme. Innanzitutto il legislatore stabilisce il quorum necessario per la delibera: la proposta dovrà essere approvata dall’assemblea a maggioranza degli intervenuti che rappresentino almeno metà del valore della proprietà.
In questo caso però viene applicato il regolamento sulla privacy, quindi devono essere esposti i cartelli in cui si informa che l’area è video sorvegliata; le registrazioni possono essere conservate solo per 24/48 ore. I dati inoltre devono essere protetti e visionabili solo dalle persone autorizzate, è necessario nominare un incaricato per i trattamento dei dati, che di solito è l’amministratore. Per non incorrere nel reato di interferenza nella vita privata, il campo visivo, cioè l’ampiezza dell’inquadratura delle riprese deve essere limitato agli spazi di esclusiva pertinenza del condominio.
In caso di violazione sono previste sanzioni amministrative e penali, con eventuali risarcimenti, se richiesti. Oppure può scattare un provvedimenti di blocco da parte del Garante.

Per quanto riguarda la ripartizione delle spese si devono distinguere due casi: nel caso di installazione e sostituzione di impianti di videosorveglianza le spese sono a carico del proprietario locatore, le spese invece di manutenzione ordinaria degli impianti di videosorveglianza sono a carico degli inquilini.

In caso di urgenza e necessità grave e imminente, se non c’è il tempo di far approvare la delibera, un condomino può decidere di montare telecamere di videosorveglianza, può assumersi l’onere economico e successivamente richiedere il rimborso agli altri condomini. È quanto stabilito da una sentenza della Corte di Cassazione nel caso particolare di ripetuti atti vandalici. (Cass. Civ. sent. n. 71 del 3.1.2013)

Due particolari importanti da puntualizzare: è ammessa la videoregistrazione dell’assemblea condominiale soltanto con il consenso di tutti i partecipanti. I dati acquisiti dalle telecamere condominiali sono mezzi di prova legittimi, prove documentali acquisibili ai sensi dell’art. 234 del c.p.p.

Se in un’azienda è stato istallato un impianto per la videosorveglianza della porta e del cancello di accesso, quali obblighi vigono per queste riprese non registrate?

Le uniche regole da adempiere sono: posizionare opportuna cartellonistica leggibile prima del raggio d’azione della telecamera permettendo a coloro che entrano nell’area videosorvegliata di essere informati; se le porte controllate sono interne l’importante è che inquadri esclusivamente l’accesso senza influire su altre aree che possono interessare la cosiddetta “postazione di lavoro”

Non essendoci registrazione non valgono le regole dell’autocancellazione e password (deducendo vi sia uno o più monitor collegati in diretta o tramite un ciclico/quadrivisore).

Ho rilevato un’attività a cui è già stata rilasciata autorizzazione. Cosa devo fare?

Quando cambia la ragione sociale, il soggetto subentrante deve provvedere a richiedere, mediante istanza, il rilascio di una nuova autorizzazione, segnalando eventuali modifiche che venissero fatte all’impianto.

Se decido di installare una telecamera all’interno della mia abitazione devo rispettare la normativa privacy (apporre cartello, gestire un’informativa completa …)?

No, se un privato utilizza un sistema di videosorveglianza all’interno della propria abitazione e non diffonde o comunica sistematicamente le immagini acquisite, non sarà tenuto ad osservare gli obblighi imposti dalla normativa sulla privacy.

L’angolo visuale delle riprese deve essere comunque limitato ai soli spazi di propria esclusiva pertinenza escludendo ogni forma di ripresa, anche senza registrazione di immagini, relativa ad aree comuni (cortili, pianerottoli, scale, garage comuni) ovvero ad ambiti antistanti l’abitazione di altri condomini.

Quale normativa si applica ai sistemi di videosorveglianza?

I sistemi di videosorveglianza devono rispettare le garanzie previste dallo Statuto dei lavoratori (L. 300/1970), dalla normativa sulla Privacy (D.lgs. 196/03) e dal Provvedimento Generale in materia di Videosorveglianza (Provvedimento in materia di Videosorveglianza – 8 aprile 2010).. Il nuovo Provvedimento Generale sostituisce quello emanato nel 2004, in virtù dell’aumento massiccio dell’utilizzo di tali sistemi da parte di soggetti pubblici e privati. Le immagini riprese avvalendosi di impianti di videosorveglianza rientrano nella categoria dei dati personali; chi fa uso di questi sistemi, deve pertanto attenersi al “Codice in Materia dei Dati Personali“, nel quale sono altre sì riportate le eventuali sanzioni a carico dei trasgressori.

Il primo principio è che chiunque installi un sistema di videosorveglianza debba provvedere a segnalarne la presenza, facendo sì che qualunque soggetto acceda all’area interessata dalle riprese sia avvisato della presenza di telecamere già prima di entrare nel loro raggio di azione.
La segnalazione deve essere effettuata tramite appositi cartelli, collocati a ridosso dell’area interessata, ed in modo tale che risultino chiaramente visibili. Nel caso in cui i sistemi siano attivi durante le ore notturne, i cartelli devono essere opportunamente illuminati. Essi devono inoltre contenere un simbolo o un’immagine stilizzata di semplice comprensione che rimandi all’uso di telecamere, il nominativo dei soggetti che hanno accesso alle strumentazioni e alla visualizzazione delle immagini riprese, ed un riferimento all’informativa completa (ovvero all’Art. 13 del “Codice in Materia dei Dati Personali”).

Le riprese effettuate per fini di sicurezza e tutela dell’ordine pubblico, con particolare riferimento alla prevenzione di reati o atti di vandalismo e alla sicurezza sul lavoro, costituiscono un’eccezione, e non necessitano dell’obbligo di segnalazione.
Normalmente, per installare un sistema di videosorveglianza, non è necessario l’assenso da parte del Garante della privacy; fanno però eccezione tutti i casi in cui sussiste il rischio di ledere i diritti e le libertà fondamentali o la dignità degli individui ripresi.
Necessitano ad esempio di verifica preliminare i sistemi che fanno uso di tecnologie in grado di rilevare dati biometrici, di individuare determinati eventi o comportamenti anomali, o di riconoscere automaticamente una persona sulla base delle immagini riprese.
Allo stesso modo non è prevista, di norma, la notifica al Garante. Essa va effettuata solo nei casi elencati nell’Art. 37 del “Codice in Materia dei Dati Personali” che si applicano alla videosorveglianza, ovvero quelli in cui si rilevano dati biometrici degli individui ripresi o la loro localizzazione geografica.

La conservazione delle immagini deve avere una durata prestabilita e non eccedente le 24 ore. In situazioni particolari, nelle quali sussiste un elevato fattore di rischio (ad esempio banche), la durata massima si estende ad una settimana; se si necessita di una conservazione dei dati più lunga sarà invece necessaria la verifica preliminare del Garante.
Come previsto dal “Codice in Materia dei Dati Personali”, il titolare ha l’obbligo di prendere le misure di sicurezza minime onde evitare la distruzione, la perdita, l’accesso abusivo alle immagini, nonché il loro utilizzo per scopi incoerenti con le finalità previste. In particolare, nel caso di videosorveglianza, il Garante prescrive che il titolare si preoccupi di controllare l’attività svolta dal personale che ha accesso ai dati acquisiti, per impedirne la duplicazione o distruzione.
È inoltre obbligatorio predisporre la cancellazione delle registrazioni effettuate, anche con sistemi automatici, entro il termine del periodo di conservazione. Nel caso in cui gli impianti fossero collegati a sistemi informatici, o prevedessero il trasferimento dei dati in modalità wireless, è necessario proteggere le connessioni servendosi delle tecniche di crittografia, per impedire l’accesso da parte di soggetti non autorizzati.

È possibile controllare colf e badanti tramite un impianto di videosorveglianza collocato in un’abitazione privata?

L’Ispettorato Nazionale del Lavoro risponde alla richiesta di chiarimenti a questa domanda, con nota dell’8 febbraio 2017 prot. n. 1004. Innanzitutto, l’Ispettorato chiarisce che si definisce per lavoro domestico “l’attività lavorativa prestata esclusivamente per le necessità della vita familiare del datore di lavoro (art. 1, legge 339/1958), che ha per oggetto la prestazione di servizi di carattere domestico diretti al funzionamento della vita familiare”. Tale attività viene svolta nella casa abitata esclusivamente dal datore di lavoro e dalla sua famiglia e non in un’impresa organizzata e strutturata.

La Corte Costituzionale con  sentenza n. 585/1987 ha sottolineato che “per la sua particolare natura” il lavoro domestico si differenzia da ogni altro rapporto di lavoro, “sia in relazione all’oggetto, sia in relazione ai soggetti coinvolti“. L’attività lavorativa non è prestata, quindi, “a favore di un’impresa avente, nella prevalenza dei casi, un sistema di lavoro organizzato in forma plurima e differenziata, con possibilità di ricambio o di sostituzione di soggetti“, ma nell’ambito di un nucleo ristretto e omogeneo, di natura per lo più familiare e risponde alle esigenze tipiche e comuni di ogni famiglia.

In ragione di tali caratteristiche, proprie al rapporto, la Corte Costituzionale aveva già evidenziato la legittimità di una disciplina speciale anche derogatoria ad alcuni aspetti rispetto a quella generale (sentenza n. 27 del 1974).

Il rapporto di lavoro domestico, in considerazione della peculiarità dello stesso, sin dall’origine ha goduto di una regolamentazione specifica, che, per l’appunto, tiene conto delle speciali caratteristiche che contraddistinguono la prestazione lavorativa resa dal lavoratore, l’ambiente lavorativo e, fattore non irrilevante, la particolare natura del soggetto datoriale.

Sulla base di ciò, si legge nella nota, che deve escludersi l’applicabilità “dei limiti e dei divieti di cui all’art. 4 della legge n. 300/1970“, poiché, assieme agli artt 2, 3 e 6, questo costituisce un corpus normativo tipico di una dimensione “produttivistica” dell’attività di impresa.

Questo significa che chi vuole installare un sistema di videosorveglianza all’interno della propria abitazione può farlo dunque senza richiedere una preventiva autorizzazione all’Ispettorato o un preventivo accordo sindacale.

Tuttavia, sottolinea l’Ispettorato, questo non sottrae il datore di lavoro domestico dal rispetto dell’ordinaria disciplina sul trattamento dei dati personali, essendo confermata la tutela del diritto del lavoratore alla riservatezza, garantita dal D.lgs. n.196/2003.

Pertanto sarà necessario informare l’interessato e disporre del consenso preventivo. Nell’ambito domestico, il datore di lavoro, anche nel caso di trattamento di dati riservati per finalità esclusivamente personali, incontrerà i vincoli posti dalla normativa sul trattamento dei dati personali a tutela della riservatezza e in particolare quanto previsto dall’art. 115 D. lgs. 196/2003, “garantire al lavoratore il rispetto della sua personalità e della sua libertà morale“.